Google Allo: il machine-learning e la sfida alla privacy

Google Allo
Luca Petrocchi
Scritto da Luca Petrocchi

Come vi abbiamo già raccontato, la nuova app di messaggistica di GoogleGoogle Allo, è da poche ore disponibile al download su Google Play. La prima impressione è senz’altro buona: usabile, divertente, accessibile a chiunque, su Android e su iOS grazie al solo numero di telefono. Sembrerebbe un passo avanti per Google, dopo anni di fallimenti a vario grado nei progetti social.

I messaggi su Google Allo vengono conservati, pur crittografati, sui server di Google

Però a ben guardare, c’è qualcosa che non funziona. O meglio: qualcosa che non è più come è stato presentato durante il Google I/O. Parliamo di privacy. Durante l’evento annuale di Google, Erik Kay, capo ingegnere per i prodotti di comunicazione Google, rassicurò gli addetti ai lavori sulla questione.

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I messaggi che transitano sull’app di Big G, sono protetti da crittografia end-to-end inoltre, l’analisi dei messaggi necessaria al funzionamento di Google Assistant, è transitoria e non conserva alcun messaggio nei server di Mountain View. Ebbene, a quanto pare, con la versione rilasciata da poco al pubblico, quest’ultima affermazione non è più vera.

Come ormai saprete, Google Allo integra un assistente personale con cui è possibile interagire all’interno delle chat. Questo assistente si basa sui cosidetti algoritmi di machine-learning: in poche parole, più utilizziamo Google Assistant (l’assistente virtuale), più interagiamo con lui e più lui impara dalle nostre conversazioni. Questo processo di apprendimento è utile all’utente in quanto col passar del tempo Google Assistant ci proporrà in automatico risposte più rapide alle conversazioni.

Inoltre, sarà in grado di darci dei suggerimenti mirati (musica, luoghi, immagini) in base ai nostri interessi. Per far questo, ovviamente, le conversazioni devono essere analizzate dai server di Google. Ma, come dicevamo, mentre in un primo momento si parlò di uno storage transitorio all’interno dei server, con la nuova versione apprendiamo che i messaggi saranno conservati a tempo indefinito.

Anche se viene utilizzata una crittografia end-to-end tra dispositivo e server, accessibile solamente agli algoritmi di Google stessa, questo pone degli interrogativi su quanto possano essere sicuri i messaggi su Allo. Ovviamente, è sempre possibile effettuare conversazioni in incognito, ma volendo favorire il processo di apprendimento dell’assistente digitale, gli ingegneri di Google hanno aperto la porta anche alla possibilità, che terze parti (leggi autorità) possano venire in possesso delle nostre conversazioni private.

Pur con numerose rassicurazioni dei legali dell’azienda di Mountain View, questa nuova app potrebbe riportare in auge il vecchio dibattito in ambito digitale tra privacy e ragion di stato, che tanto è stato in voga dal caso dell’Phone di San Bernardino. In quel frangente Apple si oppose fermamente, difendendo la privacy del suo utente, seppur coinvolto in eventi così tragici. Google sarà in grado di fare lo stesso? Ci auguriamo di si.

 

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